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Orchestrine

Napoli, Libreria della Diana, 1917
cm 17.5x11.5, pp. 167-(1), brossura
Prima edizione

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Raccolta di 96 prose liriche composte tra il 1914 e il 1916 definite da Donato Valli il Manifesto del frammentismo in Italia.

È letteratura pura, elegiaca, infatuata di tutto, bambina: Onofri canta le gocciole, la pioggia, il tramonto, la luna, gli alberi e il vento, la notte, le giornate serene d'inverno; i pini, le pozze d'acqua, le bibite al ghiaccio; sembra sapersi innamorare di tutto quel che compone e forma la natura, di tutto quel che vive e viviamo; e sembra proprio non avere interesse diverso da quello, o disposizione d'animo altra. Onofri è uno che vuole baciare le sue stesse mani quando mantengono il sapore della terra (“Gita”); che s'emoziona per la nascita d'un fiore, dal mucchio di brecce sull'orlo della strada (“Natività”), o per il volo d'un gabbiano sul lago (“Gabbiani sul lago”); o per l'incontro con una lepre. Così: “Questo silenzio è un orecchio di lepre che si rizza a un lontano brivido di sotterra” (“Sensazione”).
E intanto racconta le piccole cose della sua vita: ad esempio, descrivendo il suo scrittoio, con semplicità e trasporto: “Sul mio tavolo, tappezzato d'un caldissimo verde, brilla l'ampolla celestina, da cui esalano giunchiglie di serra. A quel raggio fiorito, che infarfallisce di sole il mio solitario inverno, un coccodrillone di bronzo opprime dieci foglietti d'appunti velini” (p. 25). Oppure, raccontando una donna che si spoglia, troppo concentrata su sé stessa (“Animali”), o il passaggio d'un'automobile sulle rotaie del tram, che va slittando e lasciando un fine odore di donna (che fantasia), o il sonno (un “astuccio vellutato”). [...]. cfr. Gianfranco Franchi. Lankelot

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