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Cosa arcana e stupenda. L'Occidente e Leopardi

Milano, Rizzoli, 1997
cm 22.5x14, pp. 348-(4), cartonato, sovracoperta
Unica edizione. Ottima copia

€ 30,00
«Leopardi non solo è il primo pensatore dell'età della tecnica, e apre la strada poi percorsa da tutta la filosofia contemporanea, ma vede il futuro essenziale dell'Occidente: l'approssimarsi del paradiso della civiltà della tecnica e l'inevitabilità del suo fallimento.»

Così scriveva Emanuele Severino nel suo primo volume dedicato a Leopardi, Il nulla e la poesia, pubblicato da Rizzoli nel 1990. Questo secondo libro completa l'appassionata ricostruzione del pensiero filosofico di Leopardi, un pensiero che ha un'importanza basilare per la definizione di quell'«essenza del nichilismo» attorno alla quale ruota da sempre la riflessione di Severino. Leopardi ha affrontato senza compromessi e infingimenti le questioni ultime (la verità, l'essere, il nulla) per giungere a una radicale fusione di poesia e filosofia in cui la poesia diviene la forma della filosofia. Per Leopardi, la verità - l'«arido vero» - è «l'annientamento e l'annientabilità di ogni cosa», e quindi «la verità non è il rimedio ma, all'opposto, la radice dell'angoscia». «Per chi, alla fine dell'età della tecnica, ardisce sollevare gli “occhi mortali'' incontro alla verità - per il “genio” - l'unica possibile forma di rimedio è l'unione della verità, ossia della visione del nulla annientante, alla poesia, cioè all'ultima illusione che consente di reggere lo spettacolo terribile della verità.» Per questo Severino studia e interpreta l'intero corpus leopardiano, dalla prosa filosofica dello Zibaldone di pensieri alla poesia del Coro di morti e della Ginestra, illuminandone l'intima coerenza umana e intellettuale e la tragica grandezza. Perché «l'autentica filosofia dell'Occidente, nella sua essenza e nel suo più rigoroso e potente sviluppo, è la filosofia di Leopardi».

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