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Storicità del diritto

Milano, Giuffrè, 1966, Civiltà del diritto, 15
cm 21x13.5, pp. XII-386-(2), tela, sovracoperta
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€ 48,00
INDICE GENERALE
 
Premessa    Pag. v
Avvertenze    xi

I. Il messaggio dei maestri    1


Il centenario della prima cattedra italiana di storia del diritto    3
Francesco Brandileone    25
Vittorio Scialoja    41
Pier Silverio Leicht    57
Gian Piero Bognetti    69

II. Storia del diritto e dogmatica del diritto    91


Elogio della polemica    93
Metodo e poesia. Conversazione con Francesco Carnelutti    125
Il diritto canonico e la storia    141
Colloquio con i giuristi    155
Storicità del diritto e scienza del diritto    173

III. Diritto comune e tradizione romanistica    201


Il problema storico del diritto comune e i suoi riflessi metodologici nella
storiografia giuridica europea    203
Citramontani, Ultramontani e il problema storico del diritto comune    227
Pensieri sul problema della «continuità» con particolare riguardo alla storiografia giuridica italiana    261
Storia di popoli. Postilla    287

IV. Costruttori di civiltà    297


Rileggendo il «Liber Augustalis»    299
L’eredità di Bartolo    315
V. L’inconsutile tunica    339


Alterum non laedere. L’esperienza storica    341
Autonomia. Premessa storica    349
Equità. Premessa storica    365


Indice dei nomi    377
Indice generale    385
L'autore aveva pensato a questa raccolta di saggi, come ad opera della tarda maturità che documentasse la conclusione di un insegnamento, non per il risultato tecnico, destinato in vario modo ad esaurirsi, ma per la tensione morale, e per un consuntivo più sostanzioso di indirizzi e di realizzazioni, destinato invece ad incontrarsi ed a fondersi con una tradizione di cultura.


La storia del diritto italiano è storia, è storiografìa, è esercizio di giudizio critico formulato ben al di sopra della fortunata ma sempre angusta avventura archivistica, sulla base di un’aperta e compiuta esperienza della poiesi civile, con le sue epoche, i suoi trapassi, le sue mediazioni.
Calasso, per esigenza di umanità, prima che per disciplina di studioso, raccoglie moniti prossimi e remoti, risente e reinterpreta nel giro vasto ma ben circoscritto delle sue ricostruzioni, e dunque senza indugiare sulla formula astratta, l’autorità di Vico e di Hegel, la presenza di Croce, lo stesso ardito bisogno contemporaneo di rompere e frastagliare qua e là la linea rigida dello storicismo.
Nelle sue pagine — e quasi emblematicamente in queste di un volume prematuro di Civiltà del Diritto, la collana che trasse dal Maestro ispirazione e direttiva costanti — circola un discorso estremamente ricco di fermenti, di rara compostezza umanistica, dal quale chierici e laici, dotti e indotti, studiosi e «lettori» sapranno derivare il seguito di una leziohe bruscamente interrotta.

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