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All'isola di Ponza. Regno borbonico e Italia nella storia di un'isola 1734-1984

Roma, Il mare libreria internazionale, 1985
cm 22x15.5, pp. 409-(5), più (8+12) pagine con illustrazioni fotografiche in b/n, cartonato, sovracoperta illustrata
Unica edizione. Ottimo esemplare >>>

€ 50,00
 
Introduzione    7

Cap. I - Verso una nuova frontiera    23
Cap. II - La fine di un sogno    71
Cap. III - Gli anni del terrore    95
Cap. IV - Nascono i ponzesi    125
Cap. V - Dai Borboni ai Savoia    161
Cap. VI - Coatti in cambio di aragoste    195
Cap. VII - Sulle soglie della prosperità il disastro della guerra    227
Cap. VIII - Dalla Galita a New York Ponza riproduce se stessa    257
Cap. IX - Gli anni neri    273
Cap. X - La tragedia della guerra e le sorprese del turismo    313

Note    351
 
Appendice


Conversando con l’ex-confinato Sandro Pertini    381


Bibliografia    387

Indice dei nomi    399

«All’isola di Ponza si è fermata/è stata un poco e poi si è ritornata...»: chi non ricorda la Spigolatrice di Sapri, la commossa poesia che Luigi Mercantini dedicò all’impresa di Pisacane? Per oltre un secolo generazioni di studenti non ebbero altra cognizione dell’esistenza di Ponza. Questi versi inoltre sembravano relegare l’isola su un orizzonte vago e lontano più che illuminarla e comprenderla. Ponza restò a lungo nota soltanto a ministri di polizia e a deportati; poi, con l’arrivo del turismo di massa, altri canali di conoscenza sono entrati in funzione. Ma l’isola del più bel libro di Giorgio Amendola resta ancora avvolta in un sostanziale mistero nonostante la sua vicinanza con Roma.
«Vita precaria, angusta, minacciata: tale la vita delle isole. La loro vita intima, se si vuole. Ma la loro vita esterna, la parte da esse rappresentata sul proscenio della storia, è di un’ampiezza che non ci si aspetterebbe da mondi così miseri. La grande storia, infatti, mette sovente capo alle isole. Sarebbe più giusto dire che se ne serve»: partendo da questa riflessione di Fernand Braudel, l’indagine storiografica che Silverio Corvisieri ha condotto sulla natia Ponza non poteva che essere l’indagine sull’intreccio della lotta per la sopravvivenza di una piccola comunità con le continue ed esose pretese della grande storia.
Rifugio di eremiti e di monaci, scoglio per patrioti coatti e per camorristi coatti, patria di ardimentosi corallari e di ineguagliabili aragostai, base strategica di corsari barbareschi, terra di martiri cristiani e di confinati antifascisti, porto provvidenziale per naviganti stremati dalle tempeste, teatro di battaglie navali e di ripetute conquiste britanniche, francesi e austriache, paradiso per pescatori subacquei, campo di lavoro per geologi, archeologi ed etnologi e, infine, affollata località del turismo estivo: Ponza è stata tutto questo e altro ancora nella sua storia millenaria.
Questo libro è dedicato agli ultimi 250 anni: dal ripopolamento deciso da Carlo di Borbone e da Bernardo Tanucci per una ragion di stato e dietro la spinta del riformismo settecentesco, fino ai giorni nostri di laceranti contraddizioni e di continuo calo demografico.

Il regno borbonico, l’Italietta sabauda, il regime fascista, lo stato repubblicano sono visti dall'’interno della realtà ponzese, nella vita quotidiana di poveri pescatori, marinai, piccoli notabili, parroci, sindaci, marescialli dei carabinieri, contadine, lavoratrici, guaritrici e sono visti attraverso le pesanti «ingerenze» esterne (prima tra tutte la secolare scelta dell’isola come luogo di deportazione). Le straordinarie bellezze naturali fanno oggi di Ponza una parte significativa del patrimonio nazionale. Una ricchezza che va tutelata nell’interesse di tutti. Per farlo è utile conoscere quali sono state in passato le condizioni che hanno reso possibile la vita di una comunità umana sull'isola. Una scommessa difficile che donne e uomini coraggiosi hanno più volte rischiato di perdere e che ancora non possono essere sicuri di aver vinto.

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