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Alle radici dell'architettura contemporanea. Il cantiere e la parola

Torino, Einaudi, 1989, Saggi, 724
cm 21.5x15.5, pp. 251-(5), 47 illustrazioni in b/n fuori testo, brossura, sovracoperta illustrata
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€ 35,00
INDICE

Introduzione, p. VII

Alle radici dell'architettura contemporanea

I. La costruzione della città ed i suoi valori
La città negoziata, 3
I protagonisti della negoziazione, 7
La tecnologia e il conflitto nella costruzione della città, 13
Le catastrofi e la redistribuzione delle opportunità, 22


II. Uno spazio per costruire, uno spazio per resistere
Una mobilità non sempre attesa, 42
I sentieri del lavoro, 47
Uno scambio comunque imperfetto, 52
Il funzionalismo e le sue retoriche, 55
Une segregation mouvante, 61
La città domain logique del cambiamento, 65
Lo scambio tra città raccontata e città costruita, 72


III. Una eredità per l'Ottocento; l'eclettismo nell'Encyclopédie
Prima dell'Encyclopédie, 100
L'eclettismo nell'Encyclopédie, 102
L'eclettismo fra natura e astrazione, 107
La querelle sul gusto, 116
La produzione artistica, 118


IV. Imitazione e misura
La questione della capanna, 129
Reportages e comforts, 138
Verso la geometria, 142

V. I molti cantieri dell'architetto
Il cantiere del libro, 156
La discussione sull'antico e la rottura della circolarità del racconto, 170
Un'élite tra professionalità e liberalità, 177

VI. Il giardino luogo di sperimentazione
Il giardino inglese, 216
Il giardino paesistico in Europa, 227

Gli inizi del moderno - l'età in cui si sistematizza quella che sarà poi la logica industriale - sono stati descritti più di una volta, soprattutto come avvio di una stagione di grandi esperimenti, di volontà di innovazione, legata alle filosofie della ragione e alle logiche di mercato. La novità del libro di Gabetti e Olmo consiste nel fatto che la loro ricerca muove da premesse originali e fornisce una diversa lettura del secondo Settecento e degli immediati dintorni. Gli spazi perdono autonomia e complessità e mutano di funzione, il sistema di scambi e relazioni della città si complica e si riarticola in termini internazionali. Non è solo questione di forme o di nuove tipologie: la mutazione è dall'interno ed è continua e sistematica, investe l'architettura muovendo dalla geografia e dall'economia, in Europa e al di là dei confini del continente.
Da un lato l'industria si rivolge alla terra, ne fa la base del proprio mondo e di lì, modificandone i caratteri stabilisce la propria affermazione. Dall'altro lato l'Europa degli artigiani (vetrai o scalpellini, tintori o tornitori) prospetta un fittissimo sistema di scambi, in cui si sovrappongono modi e ragioni a quelle - tradizionali - delle burocrazie militari e civili: le innovazioni fermentano e si affermano, si fanno spazio e propongono i propri codici.
L'architettura è un ciclo produttivo ricco di voci e di possibilità, fatta di capitali da ottenere e investire, di contrattazioni con le amministrazioni, di disegni di particolari e di commercializzazione degli edifici. La cultura che la permea e la spinge si sfaccetta in mille volti diversi. E con un dinamismo che imprime al progresso anche la condizione dell'assenza di qualità, ecco comparire l'antiquario come difensore dei monumenti, il medico alle prese con la salubrità dell'abitazione, altre figure, altre funzioni...
Il libro esamina queste nuove condizioni studiando le metropoli - in particolare in Francia e Inghilterra - ma anche i mutati interessi dell'architetto, la messa in discussione dei vari principi di autorità e di legittimazione, i trattati, i viaggi, il modo di lavorare nell'atelier, la partecipazione ai circoli intellettuali, le conoscenze tecniche, si chiede quale immagine operativa esca dalle voci dell'Enciclopedia, dai diari, dagli infiniti documenti. Non per ricostruire una storia di idee quanto per avviare un esame delle fonti più importanti in una società che molto presta alla lettura e alla diffusione delle conoscenze e del gusto.

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