[Geschichten], traduzione di Maria Gregorio. Con trentuno disegni di Karl Walser
Milano, Adelphi, 1986, Biblioteca Adelphi, 122
cm 22X14, pp. 154-(4), 31 illustrazioni in b/n nel testo, brossura illustrata con alette
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Dietro la giocosità di Walser, dietro l’ingiustificata euforia che a tratti erompe nelle sue pagine, c’è qualcosa di immensamente oscuro e delicato. Da dove vengono questi suoi personaggi, non solo l’allucinato Kleist ma certe labilisilhouettes ricorrenti, come il piccolo impiegato Helbling, lo studente Fritz Kocher o il paggio Simon? Benjamin rispose che «vengono dalla notte, là dove essa è più nera, da una ‘notte veneziana’, se vogliamo, illuminata dai miseri lampioni della speranza, con un qualche splendore festivo nell’occhio, ma turbati e tristi da piangere. Ciò che essi piangono è prosa». Una prosa che tocca una corda molto nascosta e raggiunge la bellezza più rara, quella cui Walser più teneva, quella che si ha «quando in apparenza il bello non lo si avverte affatto, ed è solamente una cosa come sono anche le altre».