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Walcott Derek
Il levriero di Tiepolo. Edizione con testo a fronte
[Tiepolo's hound], a cura di Andrea Molesini
Milano, Adelphi, 2005, Biblioteca Adelphi, 486
cm 22X14, pp. 340-(2), brossura illustrata con alette
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Il levriero di Tiepolo è una dichiarazione di poetica pittorica e letteraria, dove la parola aspira alla concretezza della pennellata e la pennellata vuole diffondersi come il suono della parola.►
In versi che scivolano l’uno sull’altro in una sorta di moto ondoso, il poema dispiega lento i suoi temi, con il respiro di un romanzo. Un romanzo innescato dalla «vampa di rosa sulla coscia del levriero» che folgora Walcott mentre contempla un celebre dipinto al Metropolitan, e che ci parla dell’esilio, emblema di quel senso di estraneità che Walcott e il suo conterraneo Pissarro si portano dentro ovunque, in ogni istante: «La mia imprecisa e confusa biografia / è come la sua pittura; cioè il tradimento del racconto, / negare i fatti, alterare la topografia / della mappa; anche lui aveva le sue ragioni / per mentire alla Francia. Spie, cospiratori, / ecco cosa sono gli artisti, falsificano la verità». Walcott e Pissarro: separati da cento anni di storia, ma appartenenti entrambi a minoranze etniche e religiose – metodista il primo, sefardita il secondo. Due esuli volontari, che hanno scelto i climi freddi di New York e di Parigi. Due artigiani dalle vocazioni parallele, devoti allo studio del paesaggio e della luce. Quella luce arcana che unisce Veronese a Tiepolo, la Città alla Natura, Parigi e Venezia ai Caraibi.



