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Peccati e virtù delle donne. Caratteri e ritratti

Milano, Ceschina, 1954
cm 19x12.8, pp. 199-(5), brossura, sovracoperta illustrata
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INDICE

Premessa    pag. 5

Parte Prima - I peccati    11


     L’avarizia    13
     L'ira    17
     La gelosia    23
     La superbia    28
     Ancora la superbia    33
     La gola    37
     La pigrizia    44
     Ancora la pigrizia    50
     La vanità    55
     L’invidia    60
     Matrimonidolatria    66
     La lussuria    71
     Ancora la lussuria    78
     Ancora la lussuria    84
     Ancora la lussuria    91

Parte Seconda - Le virtù    99


     La pazienza    101
     Il pudore    104
     Ancora il pudore    109
     La speranza    114
     La costanza    120
     Il sacrificio    126
     La solidarietà    131
     Il sesto senso    137
     Il coraggio    142

Parte Terza - Alla ricerca dell’amore perduto    147


Congedo    188
Riverenza finale    196
Questo libro, centrato sui peccati e sulle virtù delle donne, è destinato a rasserenare l’inquietante atmosfera lasciata dall’ultimo romanzo di Rèpaci: «Un riccone torna alla terra».


Qui lo scrittore, con un tono di brillante conversatore, assai più che di moralista, si ferma a fare il punto sui peccati e sulle virtù delle donne, nel tentativo di sollevare questa metà del genere umano, la più bella e gentile, a tal punto da farla amare anche per i suoi peccati. Egli si riferisce soprattutto al peccato di carne, l’unico che, secondo lui, abbia peso e dignità di peccato. Riducendone i margini, e avvicinandolo al suo opposto, egli sarebbe portato a una paradossale identificazione di estremi, alla dimostrazione che le migliori virtù delle donne sono i peccati.
L’antitesi, ancor valida nella distinta trattazione di peccati e virtù, è superata nel capitolo «Alla ricerca dell’amore perduto» e nel «Congedo», allorché lo scrittore si rifugia nel ricordo per dimenticare l’usura degli anni. In queste pagine divertite, ariose, spregiudicate, che orchestrano interessanti casi di strategia e di psicologia femminile sulla capacità di rinventare il corpo della donna per i bisogni dell’amore, si scopre un Rèpaci intinto di paganìa, e felice di riconoscerselo, innocente e geloso, al tempo stesso, di una golosità tutta contemplativa, semovente sulla traccia della convalida brantómiana della bellezza.
Oltre che una calda testimonianza dell’anima femminile, e una prova di illimitata fiducia verso la vita, il libro di Rèpaci vuole essere un riconoscimento dell’avanzata opera della donna nel mondo, in ogni settore della vita sociale. L’indagine sul peccato e sulla virtù femminile, riferita a una determinata società, e al posto che le donne occupano nella vita sociale, è forse il lato più interessante del libro, che sa essere scanzonato come pochissimi, restando estremamente serio quando l’argomento non consente abbandoni, ma impone la rigorosa precisazione, la partecipazione commossa.

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