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La morte di Hitler

[Der Tod des Adolf Hitler], traduzione di Enrico Cicogna, prefazione di Karl-Heinz Janssen


Milano, Mondadori, 1969, Le scie
cm 21x15.5, pp. 183-(5), con 14 illustrazioni fuori testo, brossura, sovracoperta illustrata
Seconda edizione. Ottima copia

€ 24
Ecco l'opera definitiva sulla morte di Hitler.


L’ha scritta, com’era naturale, un russo. Furono infatti i russi a giungere per primi a Berlino; a frugare le stanze della Cancelleria, i bui corridoi del suo bunker, il suo giardino sconvolto dalle esplosioni; a interrogare coloro che avevano assistito al fosco epilogo del Terzo Reich. Ma i risultati di quelle ricerche rimasero segreti. Come per un incantesimo wagneriano, il corpo del Führer sembrò essersi dissolto in «notte e nebbia». Lo storico Trevor-Roper evocò Alarico, sepolto nell’alveo del Busento: come il capo barbarico, i resti di Hitler erano forse stati sottratti per sempre all’odio dei nemici e alla curiosità dei posteri. Altri avanzarono l’ipotesi di un trafugamento dell’urna, che conteneva le ceneri, da parte di un anonimo devoto. E la fantasia popolare non mancò di figurarsi un Hitler ancora vivo, rifugiato in qualche remota regione, o risalito sulla sua scala di imbianchino, e pronto per un secondo avvento. Di tutte queste ipotesi, fantasie, sinistre assunzioni, ben poco resta dopo le rivelazioni di Lev Besymenskij: un puzzo di carne bruciata, due piedi che spuntano dal terriccio di una buca, due rigide mascelle che serrano le schegge sottili di una fiala, un odore di mandorle amare che si sprigiona da un corpo sezionato per l’autopsia. Un odore che aleggia su altri cadaveri trovati non lontano: quello di Eva Braun, di un cane da pastore dal dorso grigio-scuro e dal ventre grigio-chiaro, di Joseph Goebbels, della moglie, dei loro sei innocenti figlioli. Soltanto le molte protesi dentarie di una bocca cariata permetteranno di riconoscere con certezza, tra corpi arsi e straziati, quello dell’uomo che aveva scatenato sul mondo la grande bufera. Evaporati i mostruosi fantasmi del nazismo, non resteranno che un effluvio di decomposizione e veleno, e l’impassibile, razionale linguaggio delle perizie necroscopiche, stese dai medici sovietici, e integralmente riportate in questo volume. Attraverso di esse, attraverso le testimonianze raccolte dai russi dopo la caduta di Berlino, attraverso ricerche personali, Besymenskij ricostruisce nei loro dettagli le ultime ore e la terribile fine del Führer, chiudendo così uno dei più misteriosi e controversi dossiers di questo dopoguerra.

Lev Besymenskij,

maggiore dell’Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale, partecipò, nel 1945, alla battaglia e alla presa di Berlino. Giornalista e studioso di storia contemporanea, si è occupato particolarmente degli ultimi anni del nazismo, di cui ha ricostruito aspetti e figure attingendo a un ricchissimo repertorio di documenti inediti.

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