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La scrittura. Ideologia e rappresentazione

Torino, Einaudi, 1986, PBE. Piccola biblioteca Einaudi, 472 (nell'occhietto: 473)
cm 18x10.5, pp.XXV, 190-(2)-(6), 134 illustrazioni in b/n fuori testo, brossura
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Indice

Premessa    p. XVII

La scrittura

I. Scrittura e città    1
II. Imitazione, emulazione, cifra    21
III. Ricerca della norma e negazione dello scritto    37
IV. Epigrafia urbana per città-monumento    43
V. Le carte, i rami, i bronzi, i marmi    50
VI. Lutto, dissimulazione, celebrazione    54
VII. Monumentale effimero monumentale cartaceo    65
VIII. Il ritorno all’ordine: tra Restaurazione e rivoluzione industriale    78
IX. I fenomeni devianti    97
X. La rottura della norma    119
XI. Ordine nuovo e segni di regime    131
XII. Il segno rosso    141
XIII. I segni del no    149
XIV. Scrivere contro    161
 
Bibliografia    165
Indice dei nomi    183
In questo scritto, nato come saggio della Storia dell’arte italiana Einaudi, e ora rielaborato, ampliato ed aggiornato, Armando Petrucci ricostruisce le vicende della cultura grafica italiana dall'XI secolo ad oggi attraverso la puntuale rievocazione delle forme assunte dalle scritture d’apparato nelle iscrizioni, nei libri, nei documenti, sui muri, nelle piazze, sui monumenti, negli scriptoria e nelle tipografie d’Italia.

Al centro di questa ricerca, del tutto originale, che attraversa diversi campi disciplinari, si collocano alcune idee-forza: che la scrittura è uno degli strumenti specifici del potere pubblico; che le scritture d’apparato costituiscono spesso l’immagine e lo specchio del potere stesso; che l’uso sociale della scrittura è una conquista; che ai margini della produzione ufficiale di materiali scritti solenni si affacciano e sopravvivono, nei modi piu imprevedibili, quelli che Petrucci definisce «filoni devianti».
L’analisi storica che ne deriva risulta di estrema suggestione e novità e si applica allo studio e alla rivelazione di epigrafi, didascalie di affreschi e dipinti, pagine di codici e frontespizi di libri a stampa, graffiti, manifesti ufficiali ed infamanti, scritte rivoluzionarie e fasciste, biglietti da visita e lapidi mortuarie, in una panoramica che va da Roberto il Guiscardo a Federico II, da Cimabue a Petrarca, da Mantegna a Michelangelo, dalla Roma di Sisto IV a Poussin e ai frontespizi del Bernini, da Piranesi e Bodoni all’«Eroica», fino alla grafica del Futurismo e a quella mussoliniana, alle scritte del 1968 e ai disperati segni murali delle bande di giovani d’oggi.


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