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L'opera al nero. Romanzo

[L'Oeuvre au noir], traduzione di Marcello Mongardo


Milano, Feltrinelli, 1969, I narratori di Feltrinelli, 161
cm 20x12.5, pp. 355-(3), cartonato
Prima edizione italiana

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L'Opera al nero è la storia d'un personagio immaginario, Zeno, medico, alchimista, filosofo, dalla nascita illegittima a Bruges nei prim anni del Cinquecento fino alla cayastrofe ne conclude l'esistenza.

Il racconto lo segue nei viaggi attraverso l'Europa e il levante, lo vede all'opera nell'esercizio della medicina, sia al capezzale degli appestati sia presso i sovrani, intento a ricerche in anticipo sulla scienza ufficiale del tempo; lo segue nei perpetui e rischiosi spostamenti, tra rivolte e compromessi. Le sue inquietudini, i suoi problemi non hanno cessato d'essere attuali o stanno per tornare ad esserlo. Zeno rappresenta un esemplare umano che ha attraversato il Rinascimento dietro le quinte e sta tra il dinamismo sovversivo degli alchimisti del Medio Evo e le conquiste tecniche del mondo moderno, tra il genio visionario dell'ermetismo e della Cabala e un ateismo che osava appena chiamarsi tale. Il destino, il pensiero del personaggio sono ispirati al grande chimico tedesco Paracelso, a Michele Serveto, dedito anche lui a indagini sulla circolazione del sangue, al Leonardo dei Quaderni e a quel filosofo singolarmente audace che fu Tommaso Campanella. Si muovono attorno a lui nel labirinto del secolo XVI, quattro o cinque personaggi principali: la madre Hilzonde e il patrigno Simone, travolti nella tempesta degli anabattisti; il cugino Enrico-Massimiliano, compagno d'arme di Montluc all'assedio di Siena, gentiluomo avventuroso, amante delle lettere, non sprovvisto di una vena di saggezza umanistica; il pio priore dei Cordiglieri, suo protettore e amico, gran signore, entrato negli ordini in età avanzata, dall'animo lacerato per i mali e i disordini del mondo. Una folla di comparse, mercanti, banchieri, ecclesiastici, operai, donne di ogni livello e condizione, si muovono tra le pagine d'un libro in cui nulla e sacrificato al pittoresco ma nel quale i decenni 1510-1569 ci appaiono in un aspetto nuovo, quotidiano e, al tempo stesso, sotterraneo, attraveso immagini colte dalla strada maestra, dal laboratorio, dal chiostro, dal banco di vendita, dalla taverna e, infine, dalla prigione.

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