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Introduzione pag. 7
PRIMA PARTE: PER UNA TERZA PAGINA «ALTERNATIVA».
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Misler Nicoletta
INDICE
Introduzione pag. 7
PRIMA PARTE: PER UNA TERZA PAGINA «ALTERNATIVA».
LINEA POLITICA E CRITICA D’ARTE NEL PCI DAL
1944 AL 1956 15 ►
Capitolo I 15
Capitolo II 41
Capitolo III 63
Documenti I 93
Documenti II 131
Documenti III 149
SECONDA PARTE: PICASSO «IL PIU GRANDE PITTORE
DEI TEMPI NOSTRI» 189 ►
Capitolo I 189
Capitolo II 219
Documenti I, II 235
TERZA PARTE: GRAMSCI O PICASSO? (ALLA RICERCA
DELLA TRADIZIONE NAZIONALE) 255 ►
Capitolo I 255
Capitolo II 268
Capitolo III 282
Documenti I, II, III 299
Reprint Modena: 9 gennaio 1950 349
Bibliografia 377
Indice dei nomi 413
Indice delle illustrazioni nel testo 421
Indice delle illustrazioni fuori testo 422
1944 AL 1956 15 ►
Capitolo I 15
Capitolo II 41
Capitolo III 63
Documenti I 93
Documenti II 131
Documenti III 149
SECONDA PARTE: PICASSO «IL PIU GRANDE PITTORE
DEI TEMPI NOSTRI» 189 ►
Capitolo I 189
Capitolo II 219
Documenti I, II 235
TERZA PARTE: GRAMSCI O PICASSO? (ALLA RICERCA
DELLA TRADIZIONE NAZIONALE) 255 ►
Capitolo I 255
Capitolo II 268
Capitolo III 282
Documenti I, II, III 299
Reprint Modena: 9 gennaio 1950 349
Bibliografia 377
Indice dei nomi 413
Indice delle illustrazioni nel testo 421
Indice delle illustrazioni fuori testo 422




Si rinvia cosi la necessità d’una revisione critica globale e d’una compiuta storicizzazione, quale invece il presente libro cerca di suggerire attraverso la disamina e la documentazione dei nodi e dei momenti cruciali dell’ideologia pittorica dei realisti e di quella politica dei loro sostenitori.
Rammentiamo brevemente i temi fondamentali del lungo e articolato dibattito: la fronda fascista, l’appello al romanticismo e la fondazione di Corrente; la convergenza, di ideologie e di interessi, tra un PCI bisognoso d’una incidenza culturale e propagandistica e artisti e critici in cerca del suo sostegno e del suo mercato; l’«andare al popolo» e la battaglia contro l’intimismo e l’astrattismo, tacciati di misticismo; l’appello a contenuti di lotta e di classe e la penetrazione nel mercato borghese; il confronto con l’intellighenzia comunista francese, da Aragon a Fougeron, e l’equivoco recupero di Picasso in nome d’un suo presunto superamento del formalismo; la sua difesa dall’attacco sovietico e del PCF e la consunzione del mito del «piu grande pittore del nostro tempo»; la ripresa delle tesi del realismo socialista sovietico in polemica con le avanguardie storiche; l’ascesa del piccolo mito di Guttuso, mediatore di forma e contenuto, provinciale e cosmopolita; le distinzioni tra intellettuale urbano e rurale, tra realismo e neorealismo; il ritorno a De Sanctis, il problema Croce e l’insegnamento di Gramsci attraverso Alicata; la tradizione nazionale e regionale, il recupero del verismo ottocentesco; la riflessione sull’umanesimo, la autocelebrazione e stagnazione del movimento.
«L’arte o è popolare o non è arte», era il motto ostentato dal gruppo realista, che in questo libro non si vuol giudicare a priori, ma attraverso la ricostruzione obiettiva di cosa significò per quegli artisti, critici e politici il concetto di «arte» e quello di «popolare». L’attività dei critici e degli artisti militanti viene indagata da un lato sul filo della cronaca, dall’altro su quello della « costruzione dell’ideologia » del partito, in modo che i singoli momenti concorrono a formare una visione unitaria, ristretta fra due date estremamente significative per la storia del PCI.