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Intellettuali e PCI 1944-1958

Roma-Bari, Laterza, 2013, Storia e società
cm 21, pp. VIII-567, tela, sovraccoperta illustrata
Terza ristampa. La prima edizione è del 1979 >>>

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INDICE DEL VOLUME
 

Prefazione    v

I.    Togliatti, Croce e i giovani
1. La cultura italiana al tramonto del fascismo, p. 3 - 2. I ‘littori’ di sinistra, p. 7 - 3. L’iniziazione comunista, p. 12 -4. «È arrivato un certo Ercoli», p. 16 - 5. Le ire di Benedetto Croce, p. 23 - 6. Il Pci fa appello ai giovani, p. 27 - 7. Nasce il mito di Togliatti, p. 34 - 8. Da Napoli a Roma: comunisti di ‘tipo nuovo’, p. 36 - 9. L’intellettuale come ‘quadro’, p. 42

II.    Le strade dell'egemonia    3
1. Togliatti fonda «Rinascita», p. 45 - 2. Un iceberg chiamato Andrej Zdanov, p. 50 - 3. Epurare Picasso?, p. 55 - 4. La cultura al V congresso del Pci, p. 62 - 5. Nasce «Società», p. 66 - 6. Il primo ‘richiamo all’ordine’, p. 72

III.    Fra verità e rivoluzione: la scoperta di Gramsci    77
1. «Quanti cognomi illustri nel Pci!», p. 77 - 2. Il partito come editore, p. 83 - 3. Arrivano i letterati, p. 88 - 4. Un caso clamoroso: Luigi Russo, p. 95 - 5. Gli ex azionisti chiedono asilo, p. 99 - 6. ‘Pluralismo’ nel nome di Gramsci, p. 101 - 7. La rivelazione: le «Lettere dal carcere», p. 105

IV.    Il caso Vittorini    113
1. I ‘pluralisti’ del ’47, p. 113 - 2. Comunismo marca «Politecnico», p. 117 - 3. Dall’ermetismo a Gramsci: itinerario d’uno scrittore, p. 122 - 4. Un modello: Carlo Cattaneo, p. 125 - 5. Togliatti lancia l’ultimatum, p. 129 - 6. «Vittorini se n’è ghiuto », p. 133

V.    Gli intellettuali e il fronte popolare    139
1. Nel nome del Risorgimento, p. 139 - 2. VI congresso: la cultura risente la ‘svolta’, p. 141 - 3. Emilio Sereni e gli intellettuali, p. 147 - 4. Tra Garibaldi e il Cominform, p. 152 - 5. Gli scrittori sul palco, p. 155 - 6. La politica della mano pesante, p. 160 - 7. E lei quale manifesto firma?, p. 165 - 8. La rabbia del 19 aprile, p. 171

VI.    La cultura all’opposizione    175
1. Requiem per la ‘terza forza’, p. 175 - 2. «I veri liberali siamo noi», p. 179 - 3. Togliatti letterato, p. 183 - 4. L’attentato di Pallante e i ‘tempi duri’, p. 185 - 5. Un crociato: Mario Alicata, p. 190 - 6. La via canonica alla cultura, p. 196

VII.    Il neorealismo    201
1. Ritorno all’ ‘umile verità’, p. 201 - 2. I precursori: Verga e De Sanctis, p. 204 - 3. Il nuovo cinema italiano, p. 209 - 4. «Che diranno di noi all’estero?», p. 214 - 5. Ma la letteratura è un’altra cosa, p. 219 - 6. Il Pci veglia sugli scrittori, p. 224 - 7. Un protagonista nuovo: il Sud, p. 220

VIII. Tra Zdanov e Togliatti    235
1. Il congresso di Wroclaw, p. 235 - 2. Arcadia o rivoluzione?, p. 238 - 3. Togliatti e i ‘mostri dipinti’, p. 242 - 4. Guttuso come caposcuola, p. 245 - 5. Da «Guernica» alle mondine, p. 248 - 6. Musica sì, ma di partito, p. 253 - 7. Roderigo e i suoi corsivi, p. 257 - 8. Un certo compagno Lysenko, p. 262 - 9. Stalin linguista, p. 268

IX.    Gli spiragli della guerra fredda    273
1. La ‘terza forza’ si rianima, p. 273 - 2. «Si può collaborare col Pci? », p. 277 - 3. Dialoghi sulla frontiera, p. 282 - 4. Diciassette milioni di firme, p. 286 - 5. Antonio Banfi, un illuminista nel Pci, p. 289 - 6. Salinari subentra a Sereni, p. 293 - 7. «Cinema nuovo» e il processo ‘s’agapò ’, p. 296 - 8. «Stamane è morto Stalin», p. 302 - 9. Picasso e le elezioni, p. 306

X.    L’illusione del disgelo    309
1. Il ‘rinnovamento’ comunista, p. 309 - 2. Un problema: la sinistra Dc, p. 311 - 3. Un «Mondo» di sinistra: «Il Contemporaneo», p. 315 - 4. Alle prese con le «human relations», p. 321 - 5. Il nuovo meridionalismo, p. 325 - 6. Gli scomunicati: da Scotellaro a De Martino, p. 333 - 7. Neorealismo in frantumi, p. 340 - 8. La discussione su «Metello», p. 343 - 9. La storiografia comunista in Italia, p. 346 - 10. Autocritica per tutti, p. 351 - 11. Egregio Togliatti, illustre Bobbio, p. 354
 
XI.    Il XX congresso visto da Roma    359
1. La pace a portata di mano, p. 359 - 2. Ma ora Stalin non è più Stalin, p. 362 - 3. Nenni attacca, Togliatti parla d’altro, p. 367 - 4. Nikita è un provocatore?, p. 369 - 5. I marxisti fanno l’autoanalisi, p. 374 - 6. L’intervista a «Nuovi argomenti», p. 380 - 7. Krusciov fa scuola tra i letterati, p. 383 - 8. Togliatti denuncia «la presenza del nemico», p. 387 - 9. L’antipartito si chiama Onofri, p. 391

XII.    I fatti di Ungheria    397
1. Controrivoluzione d’ottobre?, p. 397 - 2. I fiancheggiatori vacillano, p. 400 - 3. Centouno firme sotto un «no», p. 403 - 4. Togliatti raccomanda: nervi a posto!, p. 406 - 5. Il Pci sulla linea del fuoco, p. 410 - 6. Da Roma a Parigi: lo sdegno dei dissenzienti, p. 415 - 7. Bisogna uccidere il «partito nuovo»?, p. 418 - 8. L’VIII congresso del Pci, p. 422

XIII.    II dopo-Ungheria e la diaspora    429
1. Da Eugenio Reale a Fabrizio Onofri, p. 429 - 2. Ma Lukács dov’è finito?, p. 432 - 3. La patente di revisionista, p. 436 - 4. Quelli di «Città aperta», p. 439 - 5. Un nuovo modo di essere ex, p. 443 - 6. Le riviste degli eretici e il mal d’Ungheria, p. 446 - 7. Quanto dura il mal d’Ungheria?, p. 449

Note    453

Indice dei nomi    551
Attraverso i rapporti alterni e contraddittori tra intellettuali e Partito comunista si colgono le attese di un paese al quale il passaggio dal regime fascista alla costituzione repubblicana sembrava aprire ogni possibilità di libertà e di progresso, al limite dell'utopia. E il Pci appariva l'interprete politico naturale di queste speranze.

Ma nonostante l'ampiezza delle sue aperture, uniche, anche per i partiti comunisti d'Occidente, il Pci si trovò ben presto a fare i conti con la propria realtà di istituzione politica vincolata da tensioni durissime all'interno del paese, e da un «legame di ferro» con l'Urss all'esterno. Di qui le prime frizioni e fratture, culminate nell'episodio del “Politecnico”, la rivista di Vittorini, alla quale Togliatti ritirerà ben presto l'imprimatur del partito; e, più tardi, nella rivolta degli intellettuali che seguì ai fatti dell'«indimenticabile 1956». I fatti e l'atmosfera di quegli anni ci vengono restituiti, anche da una rilettura di giornali, riviste, resoconti di congressi, e attraverso lettere inedite; ma soprattut­to Ajello si è servito della testimonianza diretta di protagonisti come Italo Calvino e Giancarlo Pajetta, Antonio Giolitti e Carlo Muscetta, Manlio Rossi Doria ed Eugenio Garin, Aldo Natoli e Romano Bilenchi, Cesare Luporini e Massimo Caprara, Giorgio Napolitano e Rossana Rossanda.
«Intellettuali e Pci. 1944-1958 […] uscì nel 1979. Oggi la scomparsa del Pci dà a quelle pagine un senso concluso. Il 1958 è davvero una data di epilogo: segna, a me pare, il primo punto di approdo della diaspora culturale iniziata con il 1956, l'anno dell'Ungheria. È, insieme, una data di svolta. Il Pci, gli intellettuali, le loro vicende e diatribe riempiranno ancora le cronache. Ma si tratterà di un'altra storia…» (Dalla Prefazione dell'Autore a Il lungo addio, in questa stessa collana, 1997).

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