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55 novelle per l'inverno

Milano, Mondadori, 1971, Omnibus
cm 21x14.2, pp. 744-(8), cartonato, sovracoperta illustrata
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€ 27
Indice

   9   Avvertenza
  11   Le due Bigliardi
  17   Uno spettacolo del Piccolo
  27   I due chirurghi
  43   Il tocco finale
  59   Le lacrime di Babbo Natale
  73   Il riccio
  81   Due lettere
  89   lI difetto
101   La seggiolina del Florian
113   Una donna comprensiva
123   Tubi
135   Il Natale di Iride
149   Gli stivaletti grigi e neri
159   Uomo in mare
169   Natale e Satana
187   Il monco
199   Chi ha lo yacht chi no
213   Gli occhiali del Presidente
221   In fondo a un portone milanese
231   L'avaro
241   L'ulivo
255   Lo schermitore
277   Il verme
289   Specchi e spettri
313   L'ombrello azzurro
329   L'imprudenza
357   L'ultimo torinese
379   Il tappeto di felpa
401   La palla da tennis
415   L'infortunio
427   Filippo
443   L'oro di Bella Bimba
465   L'ubriacona
481   La macchia nera
499   Una regina
515   Le trote
535   I passi sulla neve
547   Le prime quattro note della "Sonata a Kreu
565   Il serpente
587   Il colpo gobbo
605   L'aggressione
625   Vecchie carte
647   Un paese in O
655   La verità
661   La borsa di coccodrillo
671   La fotografia
677   Ada e Resi
687   Un subalterno
695   L'albergo di Ghemme
703   La coroncina a cinque palle
713   San Mamete
719   Trattoria Ariosto
727   Capricci d'inverno
733   Il tarocco numero 13
739   L'amico americano

Soldati era giovane, molto giovane quando - verso il 1930 — fece chiasso una lunga polemica sulla narrativa italiana, suscitata da un articolo di Papini. Nell'articolo si riducevano a pochi esemplari i veramente buoni romanzi, moderni o no, scritti nella nostra lingua; e i meriti dei narratori italiani venivano attribuiti quasi per intiero ali'arte del racconto. Proprio allora, stava invece dilagando qualcosa che tolse in breve ogni ragionevole attualità al separare, più o meno recisamente, nel quadro generale della nuova narrativa, il valore di numerosi romanzi da quello d'ancor più numerosi libri di racconti. Il "romanzo tradizionale" era in crisi ormai da tempo, nel mondo non soltanto in Italia. L'affluenza improvvisa, da noi, d'una narrativa estranea in sostanza ai vecchi metri, nella quale si trovarono a emergere parecchi giovani e altri non giovani, ebbe uno sviluppo contrario di regola anche alla superficiale ma suggestiva tesi di Papini: frequentemente quegli scrittori partirono dal racconto e si affermarono poi come validi romanzieri., mentre continuavano, non pochi, pur a dare narrazioni brevi in forma chiusa o di libera e mutevole tessitura.
A queste sue prime dimensioni espressive Soldati restò invece, per lungo tempo, aderente con tutta quanta la propria opera e figura di narratore. Salmace che nel '29 lo rivelò in modo scombinato e vivissimo, è un libro di racconti; lo divenne in gran parte anche il gruppo di impressioni e approfondite esperienze sugli Stati Uniti, America primo amore uscito in volume nel '35. Quella rapsodia da testimone incantato, riflessivo e inventivo segnava anche un possesso di forze nuove nel Soldati narratore, garantiva un rapporto tra il meglio del primo libro e altre opere. Ma nel senso più atteso tardarono a venire. Ci si aspettava qualcosa almeno di simile a un "romanzo", in cui agissero le virtù presentatesi fin allora di scorcio; o una serie di racconti tutta incisiva. Soldati parve invece disperdersi nel cinema, alternarvi cose scritte un po' ai margini di se stesso. L'estro gli aveva già fatto perdere i momenti giusti per coltivare le sue promesse di narratore?
Ma egli rispose in tutt'altro modo, pressappoco nel '45 e nei tempi seguenti. Intorno alla caduta del fascismo, venne la nuova sempre più netta "rivelazione" di Soldati: con una freschezza ed energia che solo l'intima ripugnanza a darsi una piena espansione letteraria, nel clima antecedente, aveva potuto preservare. Con gli abusi dell'estro si era svolta una tra quelle recondite fughe dai grandi impegni di lavoro in gabbia, supergiù in prigione, certo avvenute a molti sotto parecchi regimi. Il nostro Mario Soldati prese slancio quando la gabbia cominciò ad ondeggiare, - lo accrebbe dopo la Liberazione. Non innalzando come autore mura possenti: ne in quegli anni ne dopo. La sua forma espressiva più naturale restava il racconto, "lungo" o vicino alla "novella ": sul cosiddetto piano oggettivo (la vicenda che pare svolgersi da sé), o in modo apertamente mosso dallo scrittore e a volte quasi parlato, recitato, con un gusto scenico addirittura. Ma basterebbe La confessione per esempio, a indicare come un racconto-lungo di Soldati possa vivere egregiamente a un passo dal romanzo categorico per ogni pubblico e guarnigione. Poi, l'opera da lui sgorgata nella multiforme bibliografia degli ultimi decenni, è assai ricca in correnti e orizzonti che evocano una specie d'approdo necessario prima o poi al complicato impegno dei romanzieri specifici, per lungo e per largo. Se, finora, non c'è stato in questo senso l'ormeggiarsi ma diciamo un bordeggiare anche a pelo della riva (valorosa prova ultima L'attore), lo si deve con evidenza a una piega del temperamento, niente affatto a doti ristrette. Anche nelle espressioni brevi o minime, d'altra parte, torna spesso un Soldati più forte che non vari autorevoli "romanzieri del '900" come interprete ampio, libero e narrativamente preciso del vissuto, del conosciuto, - sia da un giuoco affidato ai personaggi e agli eventi sia dalla traccia di ragioni spirituali immediatissime, di una sottile moralità.
Questa raccolta copiosa e versatile si rifa a una serie di narrazioni che l'autore mette in fila secondo le date, ma rovesciandone il corso: dall'ultima alla prima, via via, tenendosi a un periodo abbastanza limitato.

Non amo quei "risvolti" o introduzioni ecc. da cui si getti addosso al lettore qualche sintesi opulenta del testo: meglio (credo) i semplici richiami preliminari. Comunque sia il discorso su "racconto" e "romanzo" mirava anche a proporre un sentimento particolare, verso le 55 novelle per l'inverno. Mi appaiono da leggere trovando e seguendo fili di continuità dall'una all'altra, continuità forse maggiori nella viva materia che nell'insieme dei prodotti artistici. Linguaggi tecniche risultati hanno qui degli aspetti largamente vari; ma da occasione a occasione, certi motivi pieni d'interesse esistenziale e d'acutezza "realistica" si corrispondono, quasi si aggregano, tendono come a un unico svolgimento. Così avveniva per quelle Storie di spettri riunite nel '61, messe oggi a ragione nel libro nuovo. Da alcune come "Il tappeto di felpa", "Il tarocco n. 13" e "La palla da tennis" a un gruppo di racconti scritti dopo ("L'ombrello azzurro" e "L'ulivo", "Una regina", "L'ubriacona "...), passa qualcosa che sta probabilmente al centro ideale del volume: un reciproco innesto tra senso del mistero e lucidità pungente-pietosa su irreparabili sorti umane, di cui si avverte la risonanza nella persona stessa del narratore affacciato da non molto tempo ali'allontanarsi dellagiovinezza, al rapido sovrapporsi d'altre età. Giansiro Ferrata

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