ultimi arrivi

Petrarca Francesco. Canzoniere
A cura di Ugo Dotti
Roma, Donzelli, 1996, Biblioteca, 19, 2 volumi, cm 17.7x12, pp. CXX-439-(1), pp. VII-[439-1015]-(1), cartonato, sovracoperte e custodia illustrate
Prima edizione. Allo stato di nuovo
sconto 51%€ 61,97€ 30,00


Alle origini della poesia moderna europea: un Canzoniere, raccolta di Fragmenta, come l'autore volle chiamarlo mascherando l'impegno di una vita con l'understatement.

In realtà si tratta di una costruzione attenta, dove i rimandi di figure e di suoni tessono un continuum agostiniano fra passato, presente e futuro, che - come scrive il curatore - fa pensare a Marcel Proust. Oggi un classico, al tempo in cui nacque una grande innovazione, il libro di "Laura/l'aura" viene riproposto dall'esperto studioso petrarchesco Ugo Dotti in una veste erudita e insieme accessibile. L'introduzione che media tra filologia e didattica, le note ricche di un sapere raccolto attentamente dalle fonti (ne scopriamo anche di nuove) in un costante dialogo con gli illustri commentatori della tradizione, le notizie storiche e il prezioso apparato metrico, gli indici di luoghi, nomi, referenti, destinatari, la nota iconografica e l'ampia bibliografia offrono allo studioso uno strumento nuovo e soprattutto agevole, e al lettore il piacere di curiosare leggendo.
Corrado Vincenzo. Del cibo pitagorico ovvero erbaceo, seguito dal Trattato delle patate
Con una introduzione di Tullio Gregory e una nota alle illustrazioni di Francesco Abbate. In appendice il Ritratto dell'Autore di Frosinio Tueboante P.A.
Roma, Donzelli, 2001, Saggi. Storia e scienze sociali, cm 21x13.5, pp. pp. XX-154-(2), con 16 riproduzioni a colori dalle opere di Jean-Baptiste Chardin, tela, sovracoperta illustrata
Unica edizione. Allo stato di nuovo
sconto 50%€ 22,72€ 11,00



Si può fare alta cucina con ingredienti semplici e naturali? È possibile sposare l'eccellenza gastronomica con la pitagorica sobrietà? È dato declinare, di fronte alla somma prova dei fornelli, la propria cultura sotto la forma, prevalente, se non esclusiva, della verdura? Il tema del ritorno a un'alimentazione leggera e naturale non è - come troppo spesso siamo portati a pensare - una prerogativa del nostro mondo post-industriale, con le sue dosi spaventevoli di inquinamento e sofisticazione.
Ecco il ricettario vegetale (1781) di un grande cuoco del Settecento che ci riporta al clima culturale - e non solo gastronomico - di un'altra grande svolta «salutista». Basta con la sofisticata e pesante cucina di carne, recita quel principe della gastronomia meridionale e mediterranea che fu il pugliese Vincenzo Corrado. È venuta l'ora di riscoprire, e di suggerire (imporre?) al palato dei commensali più esigenti e raffinati, «erbe fresche, radiche, fiori, frutta, semi, e tutto ciò che dalla terra si produce».

Ciò vale innanzi tutto per i "Letterati", "li quali, applicati allo studio e alle scienze, poca digestione fanno". Ed è tutto un tripudio di sellari e finocchi, cedriuoli e carciofi, indivia e asparagi e cavoli e zucchine, debitamente garniti di petrosemolo, salvia, targone ed erba cipollina. Troneggiano, in questo trionfo della vegetale concinnitas (che non disdegna però brodi e condimenti al sapido gusto di carne), due ingredienti assolutamente nuovi nelle mani del Cuoco galante (così si intitola l'altra e più famosa opera di questo genio dell'arte culinaria, conteso al servizio delle migliori casate regnanti europee). Due protagonisti fino ad ora riservati alle mense plebee e destinati, di lì a poco, a sbaragliare il campo: il signor Pomodoro e la signora Patata. Provare per credere.
Thode Henry. Francesco d'Assisi e le origini dell'arte del Rinascimento in Italia
[Franz von Assisi und die Anfänge der Kunst der Renaissance in Italien], traduzione di Rossella Zeni. A cura di Luciano Bellosi, note filologiche di Giovanna Ragionieri
Roma, Donzelli, 1993, Saggi. Arti e lettere, cm 21.3x15.5, pp. XX-556, con 52 illustrazioni fuori testo, le prime 32 sono a colori, le altre in b/n, tela, sovracoperta illustrata, custodia
Prima edizione italiana. Allo stato di nuovo
sconto 50%€ 60,00€ 30,00


«Francesco d'Assisi rappresenta il punto culminante di un possente movimento del mondo cristiano occidentale, di un movimento che, ben lontano dal limitarsi all'ambito religioso, è stato uno dei più genuinamente universali della nostra cultura moderna.

Le sue caratteristiche principali sono state la liberazione dell'individuo e una concezione soggettiva e armonica sia della natura che della religione: tutto ciò ancora mantenuto, in apparenza, entro i limiti della fede cristiana, ma inconsciamente già teso a oltrepassare quei limiti per acquisire un significato più generale. Per quanto varie siano le forme espressive del nuovo movimento, nessuna è stata tanto eloquente come nel campo artistico. Il progresso artistico ha preceduto la realizzazione del nuovo ideale in campo politico e scientifico, così come l'alba precede la luce radiosa del giorno».
Testimonianza partecipe di un itinerario spirituale e umano, prima ancora che espressione alta e matura della grande storiografia tedesca dell'Ottocento, la ricerca di Henry Thode ha costituito un punto d'origine - spesso non dichiarato, ma non per questo meno determinante - di tutte le successive letture del Rinascimento italiano. L'intuizione da cui il libro prende le mosse consiste nel valorizzare la profonda connessione tra la spiritualità di san Francesco e l'arte di Giotto, tra la forza sovvertitrice della religiosità francescana e il potenziale di innovazione estetica del movimento giottesco.
Le modalità di rappresentazione della vita del santo, le tipologie degli edifici di culto francescani, i rapporti tra predicazione, poesia e rappresentazione figurativa, le grandi allegorie della povertà, della castità, dell'obbedienza disegnano l'itinerario geografico e ideale di una rivoluzione spirituale e artistica destinata a segnare l'intera storia dell'Occidente.
 
Henry THODE (1857-1920)

fu direttore dell'Istituto Städel di Francoforte e poi professore all'Università di Heidelberg. Due sono i suoi grandi lavori sul Rinascimento italiano, che segnano specularmente le origini e la fine del grande movimento artistico e intellettuale: il libro su Francesco d'Assisi (1885), tradotto ora per la prima volta in italiano, e quello su Michelangelo e la fine del Rinascimento (1902-12).
... continua

Indice

Prefazione di Luciano Bellosi    p. XI
Premessa    3
Introduzione    5

I. Francesco d’Assisi e il suo influsso sull'arte italiana


     I. Francesco d’Assisi


         1. La conversione    17
         2. Gli inizi dell'ordine    25
         3. Lo sviluppo dell’ordine    36
         4. Gli ultimi anni di Francesco e la sua morte    45
         5. Il carattere di Francesco    52
         6. Francesco d’Assisi e l’arte

     II. Le rappresentazioni artistiche di Francesco d’Assisi e della sua leggenda


         1. I primi ritratti    69
         2. Le successive rappresentazioni di Francesco    82
         3. Le rappresentazioni della leggenda    92

     III. La chiesa di San Francesco ad Assisi


         1. Descrizione dell’edificio    157
         2. I documenti più antichi sulla costruzione della chiesa    166
         3.  La decorazione ad affresco della chiesa    178

     IV. Le chiese francescane in Italia


         1. Considerazioni generali    239
         2. Le prime sedi    246
         3. Le chiese umbre e toscane con soffitto a capriate    256
         4. Gli edifici a volta dell’Italia settentrionale    268


II. Il francescanesimo e il suo significato per l'arte italiana



     V. I Francescani


         1. I primi sviluppi dell’ordine    305
         2. I lavori scientifici dei francescani    317
         3. La predicazione francescana    324
         4. La poesia francescana    335

     VI. La nuova forma artistica delle rappresentazioni cristiane


         1. La vita di Cristo    367
         2. Le rappresentazioni dell’aldilà    385
         3. Le rappresentazioni della Vergine    389
         4. Qualche altra rappresentazione leggendaria    402

     VII. Le rappresentazioni allegoriche


         1.  Le allegorie delle virtù francescane e il trionfo di San Francesco    406
         2. Le allegorie della croce    424


Conclusione    443

     Appendice


         1. Le fonti della storia di San Francesco d’Assisi    449
         2. Documenti relativi alla storia della Basilica di Assisi    460
         3. La Basilica di Assisi nella descrizione di Pietro Ridolfi    256461
         4. Descrizione delle vetrate della Basilica di Assisi    466
         5. La Gloria della Croce nella Basilica di Assisi: Puccio Capanna, il «Maestro di Santa Chiara» e il pittore Cola    472


Note    477
Note filologiche di Giovanna Ragionieri    529
Indice dei nomi e dei luoghi    543
Weinberg Bennett Alan, Bealer Bonnie K.. Caffeina. Storia, cultura e scienza della sostanza piu' famosa del mondo
[Caffeine. The Science and Culture of the World's most Popular Drug], traduzione di Giovanni Tarantino, presentazione di Ernesto Illy
Roma, Donzelli, 2002, Saggi. Storia e scienze sociali, cm 21.3x15.5, pp. XII-403-(1), 35 illustrazioni a colori fuori testo, cartonato, sovracoperta illustrata
Allo stato di nuovo
sconto 50%€ 34,00€ 17,00


Di tutte le sostanze, droghe o spezie, che da secoli animano gli usi e i commerci degli uomini, la caffeina è senz’altro la più popolare. è l’unica sostanza stimolante che sia riuscita ad abbattere ogni resistenza e pregiudizio, al punto da essere liberamente prodotta, venduta e consumata ad ogni latitudine, senza vincoli o restrizioni alcune.

E tuttavia, pochi ne conoscono la storia. Con questo libro, gli autori invitano il lettore a compiere un viaggio quanto mai accattivante nella storia culturale e scientifica di una sostanza che, dalla sua scoperta, ha stregato uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri praticamente in ogni civiltà del mondo. Caffeina è la prima storia naturale, culturale e sociale del più famoso stimolatore dell’umore – di come è stato scoperto, dei suoi utilizzi più antichi, del ruolo straordinario e spesso poco conosciuto che ha giocato nella medicina, nella botanica, nella pittura, nella poesia, nell’educazione e nell’amore. Attraverso la caffeina, si ripercorrono le alterne vicende dei generi di consumo che la contengono – il caffè, il tè e la cioccolata – e che nel corso dei secoli sono stati celebrati in virtù delle loro proprietà benefiche e stimolanti, oppure proibiti in nome di una presunta nocività per la mente e il corpo. Con rara capacità divulgativa e grande rigore scientifico, gli autori di queste pagine passano in rassegna ognuno di questi aspetti sfatando molti pregiudizi e svelando curiosità inaspettate. Il risultato è un interessante e divertente itinerario che, attraverso la storia dell’arte, della società e della scienza, ci conduce, sulle tracce della caffeina, dall’Asia e dall’America all’Africa e all’Europa, dalla chimica all’arte, da Goethe ai cyber-caffè. E si può scoprire, per esempio, che proprio al grande scrittore tedesco dobbiamo il primo isolamento in laboratorio della caffeina…
Letterio di Francia. Fiabe e novelle calabresi
Edizione integrale in dialetto calabrese con testo italiano a fronte. Traduzione di Bianca Lazzaro. Con un saggio introduttivo di Vito Teti
Roma, Donzelli , 2015, Nuova Biblioteca, 2 volumi, cm 22x15.5, pp. LVIII-612-(2), pp. VI-391-(3), cartonato, sovracoperte e cofanetto illustrati
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«A Palmi di Calabria, Letterio Di Francia ha trascritto una raccolta di fiabe che ha i riscontri più ricchi e precisi che si siano mai fatti in Italia».

Così Italo Calvino annunciava, nella Introduzione alle sue Fiabe italiane (1956), la scoperta di uno dei repertori più significativi della nostra tradizione fiabesca, mettendone in rilievo «l’immaginazione carica e colorata», tanto da poterlo comparare a pieno titolo con gli altri grandi contenitori «regionali» di fiabe. Pubblicata per la prima volta nel 1929, l’opera di Di Francia comprende 61 fiabe, raccolte per lo più «dalla viva voce di fanciulle e di donne del popolo, analfabete la maggior parte, e trascritte in dialetto calabrese». Di Francia non esitava ad attribuire a quelle raccontatrici «compiutezza e garbo di esposizione, delicatezza di sentimenti, finezza di osservazioni psicologiche, vivacità ed arguzia». Si tratta di fiabe di estremo interesse, tanto per i rimandi alla secolare tradizione orale e letteraria, quanto per l’originalità dei temi in esse rappresentati. Accanto a trame che sono il corrispettivo calabrese di Cenerentola e di Biancaneve, di Pelle d’asino e di Raperonzolo, o a storie che donano tonalità mediterranee ai motivi orientali mutuati dalle Mille e una notte, vi si ritrovano fiabe assolutamente inedite, sedimentate nel l’immaginario del lembo estremo della nostra penisola, da secoli crocevia di popoli e transito di civiltà. Questa edizione integrale, curata da Bianca Lazzaro, comprende i testi originali in dialetto calabrese e la traduzione italiana a fronte. Per ciascuna fiaba vengono riportate tutte le note e le varianti scritte da Di Francia, con l’aggiunta di un ricco apparato di annotazioni redatte dalla curatrice. Il cantiere di riscoperta dei grandi repertori fiabeschi regionali italiani, avviato da Donzelli con l’edizione in quattro volumi delle Fiabe siciliane di Giuseppe Pitrè, si arricchisce così di una nuova gemma preziosa e sconosciuta, destinata a durare nel tempo.
 
Letterio Di Francia,

nato a Palmi nel 1877 da una famiglia di modeste condizioni economiche, consegue tra incredibili sacrifici, nel 1895, il diploma di maturità al liceo di Monteleone. Nel 1897 si iscrive al corso di laurea in Letteratura italiana all’Università di Messina, dove segue i corsi di Vittorio Cian, allievo di Arturo Graf. Grazie agli insegnamenti del maestro comincia a coltivare gli studi di novellistica e di letteratura. Vincitore di una borsa di studio, si trasferisce alla Scuola Normale di Pisa e nel 1901 si laurea con una tesi su Franco Sacchetti Novelliere. Nello stesso periodo frequenta il Regio Istituto Superiore di Firenze e si perfeziona con una tesi su Alcune novelle del Decamerone. Dal 1902 al 1908 insegna nelle scuole italiane d’oltremare. Tornato in patria, comincia una lunga carriera di insegnante nei licei, tra Parma e Torino, dove ricopre anche l’incarico di preside, e dove consegue la libera docenza in Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere dell’Università. Tra il 1924 e il 1925 pubblica, nella collana «I generi letterari» di Vallar di, il suo fondamentale lavoro in due volumi su La novellistica. Nel 1927 pubblica uno studio su Il Pentamerone di Giambattista Basile, entrando in diretta polemica con Benedetto Croce. Negli anni successivi mette a frutto gli studi sulle tradizioni popolari calabresi che per una vita ha portato avanti in parallelo a quelli letterari, e si dedica alla raccolta e annotazione delle Fiabe e novelle calabresi, di cui pubblica nel 1929 una prima edizione. Il successo di critica e di pubblico lo porta a ristampare l’opera nel 1935, con una serie di aggiunte e integrazioni. Muore a Torino nel 1940.


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